Le informazioni più rilevanti sulle attività di raccolta e produzione di cibo delle popolazioni preistoriche vengono ottenute attraverso scavi archeologici interdisciplinari. Questi coinvolgono metodi e dati provenienti da paleontologia, zooarcheologia, palinologia e paleoetnobotanica. L’analisi delle faune fossili permette di determinare la struttura delle specie animali, ricostruire l’età e la struttura sessuale dei branchi e identificare tracce morfologiche di domesticazione sulle ossa. Gli studi sui resti botanici, l’analisi delle spore e dei pollini nei campioni estratti dagli strati culturali e l’analisi chimica dei residui vegetali nel terreno sono utili per identificare le piante utilizzate dalle popolazioni preistoriche.
La raccolta di cibo è la strategia di sussistenza più antica, tipica degli esseri umani fin dai tempi dei primi rappresentanti del genere Homo, come Homo habilis circa 2 milioni di anni fa. La caccia è stata a lungo considerata la principale strategia di sussistenza. Con l’avvento dell’Homo sapiens sapiens, si svilupparono diversi tipi di caccia, tra cui:
La raccolta di piante commestibili, radici, bacche, funghi e semi (detta fitoraffazione) ha ricevuto minore attenzione negli studi archeologici, spesso considerata come un’attività di supporto alla caccia. Tradizionalmente, questa pratica era attribuita alle donne, il che conferiva loro un ruolo importante nella rete di scambio alimentare e nella gestione domestica.
La coltivazione del suolo, la raccolta dei cereali e l’allevamento degli animali rappresentano i principali criteri che segnano il passaggio dalle società di raccoglitori-cacciatori a quelle agricole. V. G. Childe propose una delle prime spiegazioni sull’origine della produzione alimentare, con la sua teoria della “rivoluzione neolitica”. Secondo Childe, la siccità e la carenza di risorse spinsero le popolazioni a sviluppare l’agricoltura per far fronte alla crisi. Le prime evidenze di domesticazione delle piante sono state rintracciate nei siti natufiani della Palestina e in località come Shanidar e Ali Kosh in Iran e Iraq, risalenti a circa il 9000-7000 a.C.
Due principali forme di produzione alimentare preistorica possono essere rintracciate archeologicamente: la coltivazione della terra e l’allevamento del bestiame. La coltivazione del suolo derivava dalla semplice raccolta di semi praticata già verso la fine del Mesolitico e l’inizio del Neolitico. Con l’introduzione della lavorazione dei metalli e l’uso di utensili in metallo, la produttività agricola aumentò, favorendo la sedentarizzazione delle comunità umane all’inizio dell’Età del Bronzo. Fu durante questo periodo che si svilupparono sistemi agricoli più complessi, come l’aratura, la rotazione delle colture e l’uso di animali da traino.
L’allevamento di bestiame ebbe origine come risposta alla crisi dell’attività di caccia nella seconda metà del Mesolitico. Gli animali catturati durante le battute di caccia venivano conservati vivi per un periodo, costituendo una riserva alimentare “vivente”. La domesticazione del cavallo segnò l’inizio di un nuovo tipo di allevamento nomade. L’analisi dei reperti ceramici dell’Età del Bronzo indica che le popolazioni nomadi producevano già derivati del latte come formaggi e latticini a lunga conservazione, che costituivano una parte essenziale della loro dieta.
Strategia di sussistenza | Descrizione | Periodo storico |
---|---|---|
Caccia mobile di gruppo | Caccia a grandi animali gregari come mammut e bisonti | Paleolitico superiore |
Caccia di gruppo fissa | Cattura di branchi migratori come renne | Mesolitico |
Caccia silenziosa | Trappole e reti per la cattura di animali | Praticata occasionalmente, preistoria |
Caccia individuale | Caccia con arco e frecce a piccoli animali | Mesolitico (Olocene) |
Fitoraffazione | Raccolta di piante, bacche e funghi | Neolitico |
Allevamento | Domesticazione di animali, produzione di latticini | Età del Bronzo |
Agricoltura | Coltivazione della terra, aumento della produttività con metallo | Fine Mesolitico, inizio Neolitico |
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