Nel frattempo, nel sud della Cina, si succedettero cinque dinastie con capitale a Nanchino: la dinastia Jin (317-419), Liu Song (420-477), Qi (479-501), Liang (502-556) e Chen (557-587). Durante l’Era della Divisione, il sud divenne una destinazione per molti rifugiati del nord, che portarono con sé la cultura avanzata e raffinata delle regioni settentrionali. Così, mentre il sud della Cina era considerato una regione di frontiera durante l’epoca Han, entro la fine del VI secolo divenne economicamente sviluppato.
Uno dei cambiamenti culturali più significativi durante l’Era della Divisione fu la crescita straordinaria del buddhismo in Cina. Il buddhismo, un’antica religione indiana, era arrivato in Cina all’inizio della dinastia Han orientale (25-220 d.C.), portato da missionari e mercanti lungo la Via della Seta. Mentre durante l’epoca Han il buddhismo rimase una religione esotica, adottata da pochi cinesi, il crollo del confucianesimo come ideologia di stato aprì la strada alla diffusione del buddhismo. I popoli nomadi del nord, la cui religione tradizionale era piuttosto rudimentale, trovarono nel buddhismo una teologia attraente e cerimonie solenni che contribuirono a rafforzare la loro legittimità come governanti. Un sovrano nomade affermò nel 335 d.C.: “Noi, essendo nati nelle steppe e pur essendo indegni, abbiamo obbedito al nostro destino e governiamo i cinesi come loro principi… Buddha, essendo un dio barbaro, è proprio colui che dovremmo adorare”.
Anche i cinesi sottoposti al dominio nomade abbracciarono il buddhismo, cercando consolazione in tempi difficili e trovando risposte nelle sue dottrine universali. La diffusione del buddhismo contribuì a ridurre la crudeltà dei governanti nomadi verso i sudditi cinesi, creando un ponte tra governanti e governati.
Parallelamente, durante l’Era della Divisione, il caos politico e il declino del confucianesimo come ideologia di stato fecero rinascere l’interesse per il daoismo (taoismo). Molti intellettuali disillusi cercarono rifugio nella filosofia daoista, che offriva un’alternativa escapista. Il desiderio di longevità e immortalità spinse alcuni studiosi daoisti a studiare le proprietà degli elementi e delle piante, producendo un vasto repertorio farmacologico. Il daoismo popolare si arricchì inoltre grazie al prestito di cerimonie e istituzioni monastiche dal buddhismo.
L’Era della Divisione si concluse nel 581 d.C., quando il generale Yang Jian della dinastia Zhou settentrionale usurpò il trono e unificò la Cina sotto la nuova dinastia Sui. Sebbene politicamente instabile e caotico, questo periodo rappresentò un’epoca di grande sviluppo culturale e intellettuale, in particolare grazie alla diffusione del buddhismo e all’influenza del daoismo. Inoltre, i nomadi si sinicizzarono rapidamente, e i matrimoni misti tra l’élite cinese urbana e i popoli nomadi contribuirono a livellare le differenze tra di loro.
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