Durante le controversie cristologiche del V secolo, la chiesa georgiana, al pari della chiesa armena, respinse le decisioni del Concilio di Calcedonia (451) e rimase fedele all’interpretazione rigorosa della formula cristologica di Cirillo di Alessandria, secondo cui il Logos aveva “una sola natura incarnata”. I vescovi georgiani e armeni condannarono il Concilio di Calcedonia al Concilio di Dvin nel 553. All’inizio del VII secolo, sotto pressione per formare un’alleanza militare e politica con i bizantini, la chiesa georgiana, guidata dal patriarca Kyrion II, abbracciò la definizione calcedoniana, provocando la scomunica dei georgiani da parte della chiesa armena al Concilio di Dvin nel 606.
Il kartveli, la lingua della letteratura classica georgiana, fu messo per iscritto per la prima volta nella prima metà del V secolo. Le versioni georgiane della Bibbia cristiana rappresentano testimonianze importanti per la ricerca sui testi biblici più antichi. Il monachesimo georgiano esercitò una notevole influenza sul monachesimo cristiano, con monasteri fondati in Palestina già nel V secolo e successivamente sul Monte Athos nel X secolo.
Un personaggio di rilievo fu Pietro l’Iberico, un principe georgiano e successivamente vescovo anti-calcedoniano di Maiuma, Gaza. Egli, insieme ai suoi familiari, fu uno dei primi e meglio documentati promotori del monachesimo e del pellegrinaggio georgiano a Gerusalemme e nelle regioni desertiche circostanti. Tra le sue istituzioni più importanti vi fu un ostello nei pressi della Torre di Davide a Gerusalemme, creato per assistere i pellegrini che visitavano i luoghi santi. Il Monastero della Santa Croce a Gerusalemme divenne un centro nevralgico del monachesimo georgiano nella Terra Santa.
In Georgia, il monachesimo è strettamente associato ai cosiddetti Tredici Santi, 13 monaci siriani che, secondo la tradizione, furono responsabili dell’introduzione del monachesimo cenobitico (comunitario) nel territorio georgiano.
La Chiesa ortodossa georgiana si sviluppò in modo significativo dopo la separazione da Antiochia e mantenne un ruolo centrale nella vita religiosa e politica del paese. La figura del patriarca divenne fondamentale per la guida spirituale del popolo georgiano, in un contesto di continua influenza bizantina, persiana e araba. La chiesa ebbe un ruolo decisivo non solo nella trasmissione della fede, ma anche nella conservazione della cultura georgiana e della sua identità nazionale.
La storia della Georgia antica è strettamente legata allo sviluppo della religione cristiana e all’evoluzione di un’identità nazionale definita dal monachesimo e dalla chiesa ortodossa. Le influenze culturali e religiose, provenienti sia dall’est che dall’ovest, plasmarono la storia georgiana, trasformando questo piccolo regno del Caucaso in un importante centro di spiritualità e cultura cristiana.
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