Gautama nacque in una posizione sociale elevata, appartenente alla casta dei Kshatriya, la casta dei guerrieri. I suoi genitori facevano parte della famiglia reale, e la madre, Mahamaya, mentre era incinta, sognò che il figlio sarebbe diventato un sovrano universale o un Buddha, a seconda che avesse scelto di rimanere a casa o di abbandonare la vita domestica per cercare l’illuminazione. Gautama nacque nel Lumbini Park, durante un viaggio della madre verso la casa dei suoi genitori, e un guru del re, presente alla nascita, proclamò che il destino del bambino era diventare un Buddha.
Cinque giorni dopo la nascita, il bambino fu chiamato Siddhartha, che significa “Colui che ha raggiunto il suo scopo”. Due giorni dopo la madre morì, e Gautama fu cresciuto dalla seconda moglie di suo padre, Mahapajapati Gotami. Fin dall’infanzia, Gautama visse una vita di lusso sotto la protezione del padre, che desiderava tenerlo lontano dal mondo spirituale e farlo diventare un sovrano temporale. Tuttavia, Gautama mostrò presto un interesse profondo per le questioni spirituali. Si racconta che, all’età di sette anni, sia stato trovato in trance meditativa, un evento che divenne uno dei temi delle sue prime prediche. Nonostante si sia sposato a 16 anni con la principessa Yasodhara, il suo interesse per la vita ascetica non svanì.
All’età di 29 anni, Gautama ebbe una serie di incontri che cambiarono radicalmente la sua vita. Durante un viaggio con il suo auriga, vide per la prima volta un uomo malato, un vecchio decrepito e un cadavere. Infine, incontrò un monaco vestito di giallo che sembrava vivere serenamente nonostante la sofferenza che aveva osservato. Questi incontri, noti come i Quattro Segni, lo portarono a comprendere la transitorietà della vita e lo spinsero a cercare una via per superare la sofferenza umana.
Gautama decise quindi di lasciare la sua famiglia e il suo regno per intraprendere il cammino ascetico. Questo atto, noto come la Grande Rinuncia, segnò il suo distacco dai beni materiali e dai legami familiari per cercare la liberazione dal ciclo delle rinascite. Viaggiando verso sud, in India, studiò sotto vari maestri spirituali e raggiunse stati avanzati di consapevolezza mistica, come la “sfera del nulla”. Tuttavia, insoddisfatto di questi progressi, decise di continuare la sua ricerca per raggiungere il nirvana.
Dopo anni di severa ascesi, Gautama Buddha si rese conto che l’automortificazione non era la via per raggiungere l’illuminazione. Decise quindi di abbandonare l’ascesi estrema e adottare un approccio più equilibrato, noto come la Via di Mezzo, un concetto che sarebbe poi diventato centrale nel buddismo. Dopo aver ripreso a nutrirsi correttamente e aver riguadagnato le forze, Gautama si sedette sotto un albero di Bodhi, risoluto a non alzarsi finché non avesse raggiunto l’illuminazione.
Sotto l’albero, affrontò un lungo confronto spirituale con Mara, lo spirito del male, che tentò di dissuaderlo dal suo cammino. Tuttavia, grazie alle sue virtù accumulate in vite precedenti, Buddha riuscì a resistere alle tentazioni di Mara e raggiunse l’illuminazione. A questo punto, realizzò le Quattro Nobili Verità, il cuore della sua dottrina:
Dopo aver raggiunto il nirvana, Buddha trascorse diverse settimane in meditazione profonda, contemplando ulteriori verità sull’universo e sulla filosofia. Alla fine, accettò di condividere le sue scoperte e iniziò a predicare. Tornò dai cinque asceti che lo avevano seguito all’inizio del suo cammino e, dopo averli convinti, questi divennero i suoi primi discepoli e i primi monaci, segnando la nascita del sangha, la comunità monastica buddista.
Con il tempo, Buddha viaggiò per l’India settentrionale, predicando il Dharma (la sua dottrina) e attirando molti seguaci. Anche la sua famiglia, compresi suo padre e altri membri della corte reale, abbracciarono il buddismo. Buddha fu anche invitato nella capitale del regno di Kosala, dove il re costruì per lui un monastero.
Buddha continuò a insegnare fino all’età di 80 anni, quando intraprese il suo ultimo viaggio accompagnato da pochi discepoli. Durante questo periodo, viveva semplicemente, accettando la carità delle persone e predicando la via dell’illuminazione. Nel villaggio di Beluva, si ammalò gravemente e, nonostante si riprese temporaneamente, sapeva che la sua fine era vicina. Annunciò ai suoi discepoli che sarebbe morto entro tre mesi e trascorse quel tempo trasmettendo i suoi ultimi insegnamenti. Dopo aver completato i suoi doveri, Gautama Buddha morì, lasciando un’eredità spirituale che si sarebbe diffusa in tutto il mondo.
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