Epicuro introdusse anche un elemento innovativo nella sua visione atomistica: egli postulava che alcuni atomi si potessero muovere volontariamente, deviando dalla loro traiettoria naturale. Sebbene questa deviazione non fosse completamente spiegata, essa consentiva a Epicuro di evitare una visione completamente deterministica dell’universo, lasciando spazio al libero arbitrio e al significato individuale.
Epicuro insegnava in un giardino ad Atene a partire dal 306 a.C. fino alla sua morte. Questo periodo fu caratterizzato da grandi cambiamenti culturali e politici, con l’ascesa di figure come Aristotele e Alessandro Magno. In un contesto di incertezza e mutamenti, Epicuro promuoveva una filosofia volta a massimizzare il piacere e la serenità, piuttosto che cercare di compiacere forze sovrannaturali o rispondere alle paure legate agli dèi. Questa dottrina rientra nell’edonismo, ovvero la ricerca del piacere come scopo principale della vita.
Tuttavia, l’edonismo di Epicuro non era una ricerca sconsiderata di piaceri immediati senza tener conto delle conseguenze. Epicuro invitava a selezionare i piaceri in modo ponderato, considerando gli eventuali dolori che ne potevano derivare. Per esempio, bere vino in modo sconsiderato poteva portare a una sgradevole sbornia, mentre comportamenti criminali potevano portare a sofferenze derivanti dalla punizione. Quindi, l’edonista sensato è anche una persona virtuosa, capace di evitare piaceri che possano causare dolore a sé o agli altri.
Nonostante la centralità del piacere nella sua filosofia, Epicuro non attribuiva alla virtù un valore intrinseco, il che rendeva la sua posizione piuttosto paradossale. La virtù, secondo lui, era solo un mezzo per raggiungere una vita felice e priva di dolori. Per quanto riguarda la religione, Epicuro credeva nell’esistenza degli dèi, ma affermava che essi vivevano in una condizione di beatitudine e indifferenza rispetto agli esseri umani. In altre parole, gli dèi non intervenivano nel mondo umano. Questa visione riduceva l’angoscia legata all’idea di una punizione divina per le azioni umane. Tuttavia, è possibile che Epicuro avesse mantenuto la credenza negli dèi per evitare problemi politici, data la pericolosità di negare apertamente la loro esistenza nell’Atene dell’epoca.
Dopo la morte di Epicuro, la sua scuola continuò a prosperare, soprattutto a Roma. Due dei tutori di Cicerone erano epicurei, e Seneca, filosofo stoico, difese le idee di Epicuro contro le critiche, in particolare da parte dei cristiani. Tuttavia, la conversione dell’imperatore Costantino al cristianesimo nel 313 d.C. segnò il declino dell’Epicureismo come corrente filosofica di rilievo. Uno dei principali problemi dell’Epicureismo era la sua incapacità di innovare: una volta accettato che Epicuro aveva individuato la via giusta per condurre una vita felice, non c’era molto altro da discutere o sviluppare.
La mancanza di evoluzione del pensiero epicureo lo rese vulnerabile alle critiche da parte di credenti religiosi, che lo consideravano come una filosofia di egoismo e autoindulgenza. Anche i tentativi di difendere l’Epicureismo da parte di alcuni umanisti vennero visti come atti di libertinismo. L’opera del poeta e filosofo romano Lucrezio, “De Rerum Natura” (Sulla natura delle cose), rappresenta una delle esposizioni più complete e brillanti del pensiero epicureo.
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