Una delle principali preoccupazioni di Caracalla, tramandatagli dal padre, era quella di mantenere il sostegno dell’esercito. Per raggiungere questo obiettivo, aumentò la paga dei legionari da 500 a 675-750 denari, oltre a fornire benefici in natura, come cibo e materiali, per contrastare gli effetti dell’inflazione. Tuttavia, tale incremento dei salari causò un notevole squilibrio nelle finanze pubbliche, portando Caracalla a ridurre il contenuto d’argento nelle monete romane di un quarto.
L’editto fu quindi emanato anche per ragioni fiscali. Estendendo la cittadinanza a tutti gli uomini liberi dell’impero, Caracalla ampliò la base imponibile e garantì maggiori entrate per le casse dello Stato. I cittadini romani erano infatti soggetti a due tasse principali: una tassa di successione e una tassa indiretta sull’emancipazione degli schiavi.
Tradizionalmente, la cittadinanza romana era riservata ai cittadini liberi residenti nella città di Roma e ai loro discendenti sparsi per l’impero. Oltre a questi, anche coloro che avevano prestato servizio nell’esercito o che avevano fatto parte delle truppe ausiliarie potevano ottenere la cittadinanza. L’impero permetteva anche ai re clienti e ai nobili di diventare cittadini romani. In alcune fonti, come gli Atti degli Apostoli, viene evidenziato come il possesso della cittadinanza romana fosse motivo di orgoglio e di privilegio: Paolo di Tarso, ad esempio, proclamò più volte la sua cittadinanza romana per proteggersi da abusi.
I vantaggi della cittadinanza romana erano evidenti: protezione legale, diritto di voto e accesso a posizioni di potere. Tuttavia, vi erano anche degli svantaggi, soprattutto di natura fiscale. Tutti i cittadini romani, infatti, erano soggetti a una tassa di successione che veniva imposta agli eredi alla morte di un familiare che lasciava in eredità denaro o beni. Questa tassa divenne progressivamente applicabile su larga scala, grazie alla crescita della classe media e all’introduzione di sistemi efficienti di riscossione. Un’altra tassa era legata all’emancipazione degli schiavi. Con l’aumento dell’inflazione, il valore degli schiavi aumentò, e molti padroni iniziarono a liberare i propri schiavi, i quali spesso continuavano a lavorare per loro o acquistavano la propria libertà.
L’editto di Caracalla è spesso interpretato come un tentativo di rafforzare le finanze imperiali. Estendendo la cittadinanza, si ampliava il numero di persone soggette a tassazione. L’introduzione di nuove entrate era particolarmente urgente in un periodo di crisi economica e di crescente inflazione. Caracalla sperava inoltre che la concessione della cittadinanza incoraggiasse un maggiore senso di appartenenza tra i popoli dell’impero e aumentasse il numero di reclute per l’esercito.
Tuttavia, l’editto non ebbe solo conseguenze economiche. Sul piano sociale e politico, il conferimento della cittadinanza a tutti gli uomini liberi dell’impero rappresentò una svolta cruciale per l’integrazione culturale e per l’unificazione dell’impero sotto una comune identità romana.
Oltre all’editto, Caracalla fu responsabile di grandi opere pubbliche, tra cui la costruzione delle Terme di Caracalla a Roma, un vasto complesso termale che divenne uno dei più grandi dell’epoca. Nonostante i suoi tentativi di guadagnarsi il favore dell’esercito e della popolazione attraverso l’editto e le opere pubbliche, Caracalla divenne sempre più impopolare, soprattutto a causa della sua politica brutale e dei suoi frequenti atti di violenza.
Caracalla fu infine assassinato l’8 aprile 217 d.C. a Carrhae, in Parthia, secondo quanto riportato dallo storico Cassio Dione. L’imperatore sarebbe stato ucciso da un singolo colpo di spada mentre si trovava in un momento di debolezza, suscitando poco rimpianto tra i sudditi.