Il Libro dei Morti è una raccolta di circa 200 versi o capitoli, selezionati tra vari testi funerari scoperti, ma non esiste un’unica versione completa del testo. Nonostante il nome “Libro dei Morti”, non c’era un canone ufficiale. Ogni individuo poteva essere accompagnato da una selezione personalizzata di testi, determinata caso per caso. Le persone più ricche o potenti potevano commissionare la scrittura di nuovi versi o incantesimi, mentre altri facevano affidamento sui testi esistenti.
I testi delle piramidi sono considerati i più antichi tra i testi funerari egiziani, risalenti circa al 2400 a.C. Questi testi sono stati ritrovati principalmente a Saqqara e il primo faraone a riceverli fu Unas, ultimo sovrano della V dinastia. Questi testi erano composti da inni di lode, incantesimi magici e invocazioni, destinati ad aiutare il re defunto nel suo viaggio nell’aldilà. Oltre al loro significato religioso, questi testi includono importanti informazioni storiche, come scene di battaglie contro i beduini, commerci con la Siria e la Fenicia, e la costruzione delle piramidi.
Durante il Primo Periodo Intermedio (circa 2130-1939 a.C.), i testi funerari venivano dipinti sui sarcofagi, dando vita ai cosiddetti testi dei sarcofagi. Questi testi, pur simili a quelli delle piramidi, segnavano un ampliamento dell’accesso all’aldilà a una più ampia gamma di classi sociali. Erano costituiti da combinazioni di geroglifici, che rappresentavano incantesimi e formule magiche, spesso accompagnati da illustrazioni. I testi dei sarcofagi sono un esempio di come la tradizione religiosa egiziana si fosse evoluta, consentendo anche a persone non appartenenti alla famiglia reale di beneficiare di una guida nell’aldilà.
Nei testi delle piramidi, la figura centrale era Ra, il dio del sole, mentre nei testi dei sarcofagi il culto di Osiride, dio dei morti, divenne dominante. Un concetto successivo introdotto nei testi funerari fu quello del Campo dei Giunchi, un luogo nell’aldilà in cui le anime virtuose avrebbero trascorso l’eternità lavorando nei campi. Per alleviare questo compito, furono create le ushabti, piccole statuette magiche che, si sperava, si sarebbero animate per compiere il lavoro al posto dell’anima.
Il viaggio dell’anima verso l’aldilà non era privo di sfide. L’idea centrale del Libro dei Morti è il giudizio a cui l’anima veniva sottoposta davanti a Osiride. Il cuore del defunto, che si credeva contenesse le sue azioni e pensieri, veniva pesato contro la “maat”, la piuma della verità e della giustizia. Se il cuore era più pesante della piuma, l’anima veniva condannata. Tuttavia, se era più leggero, l’anima era libera di entrare nel regno dei beati, un paradiso eterno.
Il Libro dei Morti rappresenta una guida per le anime nel loro viaggio attraverso l’aldilà, fornendo non solo incantesimi e protezioni, ma anche istruzioni dettagliate su come affrontare le varie prove poste dagli dei. Sebbene non ci sia un canone unico per il testo, la varietà di incantesimi e istruzioni ritrovate nei sepolcri egiziani fornisce una ricca testimonianza delle credenze religiose e della cultura funeraria di questo antico popolo.