Questo periodo della vita di Cambise ci restituisce l’immagine di un principe diligente e impegnato nelle sue funzioni, sia nel mantenere il controllo amministrativo, sia nel consolidare l’influenza persiana su Babilonia, uno dei centri più importanti del mondo antico.
Nel 530 a.C., mentre Ciro partiva per una campagna militare per fronteggiare minacce lungo i confini nord-orientali del suo impero, decise di nominare Cambise reggente e di concedergli il titolo di Re di Babilonia, rendendolo de facto il successore designato. Quello stesso anno, a settembre, la notizia della morte di Ciro in battaglia raggiunse Cambise, che assunse il titolo completo di Re di Babilonia e Re delle Terre. Seguendo l’usanza persiana, sposò le sue sorelle Atossa e Rossana.
Il più importante evento del regno di Cambise fu la sua invasione dell’Egitto, iniziata pochi anni dopo la sua ascesa al trono. Prima di partire per la campagna, Cambise, temendo un tradimento durante la sua assenza, fece uccidere suo fratello, noto in diverse fonti come Bardiya o Smerdi, per prevenire eventuali rivolte interne.
L’invasione dell’Egitto cominciò con il superamento del deserto del Sinai, la prima linea difensiva egiziana. Le truppe persiane si scontrarono con l’esercito egiziano guidato dal faraone Psammetico III nella battaglia di Pelusio. La vittoria persiana fu favorita, tra le altre cose, dal tradimento di Policrate di Samo, un alleato su cui Psammetico contava, ma che alla fine schierò la sua flotta a favore di Cambise.
Dopo la vittoria a Pelusio, Cambise assediò e conquistò Eliopoli (nell’area della moderna Il Cairo), e Psammetico fuggì oltre il Nilo, trovando rifugio a Menfi. Tuttavia, Menfi cadde rapidamente nel 525 a.C., e Cambise fu proclamato faraone dell’Egitto.
L’anno successivo, Cambise avanzò lungo il Nilo e occupò la città di Tebe, un altro centro di grande importanza per l’Egitto. Durante questo periodo, Cambise considerò l’invasione dell’Etiopia, ma alla fine si fermò al confine, rendendo l’Etiopia uno stato vassallo dell’Impero Persiano.
Il comportamento di Cambise nei confronti della religione egiziana è stato oggetto di ampi dibattiti. Erodoto, lo storico greco, lo dipinse come un sovrano tirannico e squilibrato, attribuendogli atrocità contro il popolo egiziano e i loro dei. Tuttavia, alcuni storici moderni ritengono che queste accuse possano essere frutto di propaganda contro Cambise, diffusa dopo l’ascesa al potere di Dario I nel 522 a.C.. Dario avrebbe potuto avere interesse a screditare il suo predecessore per legittimare il proprio potere.
Nel 522 a.C., mentre Cambise si trovava in Egitto, un uomo chiamato Gaumata rivendicò il trono persiano, affermando di essere Bardiya, il fratello di Cambise. Questo scatenò una crisi dinastica. Cambise, appresa la notizia dell’usurpazione, si mise in viaggio per tornare in Persia e affrontare l’usurpatore, ma morì misteriosamente durante il viaggio. Le circostanze della sua morte rimangono incerte: alcuni storici ipotizzano che si sia suicidato, mentre altri parlano di un incidente causato da una ferita di spada o da un avvelenamento accidentale.
Cambise II lasciò un’eredità complessa: sotto il suo governo l’Impero Persiano raggiunse nuove vette di espansione, ma la sua morte improvvisa aprì una fase di instabilità che culminò con l’ascesa di Dario I.